
C’era una volta Milano, che aveva senso dell’umorismo

L’autore si domanda quando Milano abbia smarrito la propria tradizione di umorismo pungente e popolare, legata a Umberto Simonetta, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ugo Tognazzi e Beppe Viola. La città che praticava l’ironia gli appare oggi più rigida, fino alla difficoltà di trovare un Martini Dry, piccolo simbolo di una convivialità perduta. Negli appunti convivono riflessioni politiche, ricordi d’archivio e scambi con i lettori. Cercando vecchi articoli sulla strage di piazza Fontana, l’autore si imbatte in titoli e descrizioni feroci contro Pietro Valpreda, testimonianza di un giornalismo inquietante e irresponsabile, distante dalla leggerezza intelligente che rimpiange. Il discorso riaffiora con Alda Merini, al centro di un suo vecchio tormentone e delle proteste indignate di una lettrice: in quell’occasione, precisa l’autore, prevaleva la disperazione. Fra battute sul calcio, suggerimenti di andare al Lido e microstorie letterarie, resta la lettera di un lettore definito “Martinilogo eccelso”, incuriosito dall’uso del Bimby per preparare un Negroni Sbagliato.
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