
Napoli, giovani cooperative riaprono le chiese del centro storico
A fine marzo i tetti del Duomo di Napoli sono stati affidati alla cooperativa sociale La Sorte. Le visite, organizzate in piccoli gruppi, portano i visitatori sopra il centro storico con guide locali come Luigi Genovesi, 23 anni, nato nel rione Sanità, che racconta le chiese cittadine e la storia delle sue «500 cupole». La riapertura rientra in un progetto che intreccia tutela del patrimonio, turismo e occupazione giovanile. Il percorso fa parte del MUDD, il Museo Diocesano Diffuso voluto dalla diocesi e sviluppato dall’esperienza avviata nel rione Sanità con Antonio Loffredo. Nel centro storico sorgono 203 chiese: 79 sono attive, 75 chiuse e 49 destinate ad altri usi, accanto a cappelle, chiostri, cripte ed edifici sconsacrati. La fondazione Napoli C’entro segue i restauri e affida gli spazi alle cooperative di giovani, impegnate nella gestione e nelle visite. Nelle tre cooperative lavorano 150 persone, con un’età media di 26 anni e contratti regolari. Il sistema vive soprattutto di donazioni, mentre molte visite restano gratuite. Per alcune esperienze, compreso l’accesso ai tetti del Duomo, è previsto un biglietto: le offerte arrivavano a coprire il 60 per cento degli stipendi. Finora sono state riaperte circa dieci strutture, fra Sant’Aniello a Caponapoli, San Giovanni a Carbonara e i chiostri del convento agostiniano. Il 10 settembre hanno riaperto anche Donnaregina Vecchia, trecentesca, e la vicina Donnaregina Nuova, del Seicento.






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