Partendo da Piobesi Torinese, la Palazzina di Caccia di Stupinigi è una deviazione, non un monumento da cercare in paese: si trova a Stupinigi, località del comune di Nichelino. Per cominciare a leggerla basta alzare gli occhi verso il cervo che domina la cupola. Non è soltanto un emblema riconoscibile: introduce la funzione per cui la residenza fu costruita e offre un filo da seguire anche all’interno.
Una residenza per la caccia e per la corte
La costruzione della Palazzina iniziò nel 1729 su progetto di Filippo Juvarra. Era pensata per le battute di caccia e le feste della famiglia reale sabauda: da qui la corte partiva per le campagne circostanti e qui tornava. La caccia, dunque, non compare solo nelle decorazioni; spiega il ruolo dell’edificio nel territorio e nella vita di corte.
I lavori di costruzione e ampliamento proseguirono per tutto il Settecento, anche sotto la guida di Benedetto Alfieri. La Palazzina non va perciò immaginata come un progetto rimasto immutato dopo Juvarra. Dal 1997 fa parte del patrimonio dell’umanità UNESCO, nell’insieme delle residenze sabaude.
Dal cervo sul tetto al Salone Centrale
Il centro dell’edificio è un salone ovale a doppia altezza, sormontato da una cupola descritta come una barca rovesciata. All’esterno la domina la scultura del cervo; all’interno, gli affreschi a trompe-l’œil dedicati alla caccia, realizzati dai fratelli Domenico e Giuseppe Valeriani tra il 1731 e il 1733, riprendono lo stesso tema in un altro linguaggio.
Dal Salone Centrale si dipartono quattro bracci che danno alla pianta la forma di una croce di Sant’Andrea. Comprendono gli appartamenti del re e della regina e ambienti destinati agli ospiti. È un dettaglio utile da tenere a mente: il salone non è soltanto la sala più spettacolare, ma il punto da cui si può capire l’organizzazione della residenza.
Il cervo annuncia all’esterno il tema che ritorna negli affreschi del salone.
Un percorso concreto tra scuderia e appartamenti
Il percorso aperto al pubblico offre un modo preciso di passare dal simbolo all’edificio. Nella scuderia juvarriana si conserva la scultura originale del cervo, realizzata nel 1766 da Francesco Ladatte in bronzo, rame e foglia d’oro. È un’occasione per osservare da vicino il soggetto visto sulla cupola, senza confondere la scultura originale custodita all’interno con quella che oggi domina il tetto.
Seguendo la sequenza indicata dalla Fondazione Ordine Mauriziano, i punti da riconoscere sono:
- la scuderia juvarriana, con i ritratti dei nobili sabaudi e il cervo originale;
- la biblioteca e l’antibiblioteca, prima dell’ingresso nel Salone Centrale;
- il Salone Centrale, da cui il percorso prosegue verso gli appartamenti.
Guardare gli arredi senza fermarsi allo sfarzo
Negli interni, lacche, stucchi dorati e arredi appartengono al linguaggio del rococò italiano. Tra gli artefici ricordati dalla Fondazione figurano lo scultore Bonzanigo e l’ebanista Pietro Piffetti: nomi che aiutano a riconoscere quanto lavoro specializzato convivessi negli ambienti di corte. La Palazzina conserva anche serramenti e vetri storici; sui vetri più antichi può essere visibile un’opacizzazione, monitorata dai restauratori.
Dal 1919 alcune sale furono destinate al Museo dell’Arredamento. Osservare gli oggetti e le finiture, oltre alla pianta e agli affreschi, permette così di cogliere sia l’uso originario della residenza sia la cura con cui i suoi ambienti sono stati conservati.
Per la deviazione da Piobesi, il filo più semplice è questo: individuare il cervo all’esterno, ritrovarne l’originale nella scuderia e arrivare al salone. Tre osservazioni per capire come Stupinigi racconti, nello spazio e nelle immagini, la sua storia di residenza sabauda.
Fonti: ordinemauriziano.it · it.wikipedia.org




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