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Da Malalbergo al Museo della Storia di Bologna

Pubblicato da Bologna · Malalbergo · 5 giorni fa

Da Malalbergo al Museo della Storia di Bologna

Da Malalbergo, il Museo della Storia di Bologna richiede una deviazione verso Bologna: si trova a Palazzo Pepoli, nel centro della città, non nel comune di partenza. È una tappa per chi vuole guardare Bologna oltre ciò che appare nelle sue strade, seguendo un racconto che va dalla Felsina etrusca ai giorni nostri.

Un palazzo antico per raccontare una città che cambia

La sede è un palazzo trecentesco, restaurato su progetto dell’architetto Mario Bellini; la grafica del museo è stata curata da Italo Lupi Studio. Inaugurato nel 2012, il museo usa dunque un edificio storico per ospitare un allestimento contemporaneo. Il contrasto è visibile soprattutto nel volume trasparente inserito nell’antico cortile, che collega i due piani e funziona anche come spazio espositivo.

L’esposizione permanente comprende 35 sale e tre spazi multimediali aggiuntivi. Non affida la cronologia soltanto a pannelli: accosta reperti archeologici, documenti e opere d’arte a video e strumenti interattivi. È questa combinazione a rendere leggibile il passaggio tra epoche lontane, senza separare la storia politica e culturale dalle trasformazioni della città.

Un edificio antico ospita molti modi di leggere la storia di Bologna.

L’acqua sotto la superficie del racconto

Una delle installazioni più particolari riguarda i canali artificiali che fornivano acqua alle attività produttive bolognesi, comprese le seterie sviluppatesi nel cuore della città a partire dal XIII secolo. La galleria richiama nella forma un canale voltato: una trama luminosa sulle pareti, gli specchi e i video costruiscono uno spazio diverso dalle sale espositive tradizionali.

Sul pavimento, una proiezione interattiva reagisce ai movimenti dei visitatori evocando un corso d’acqua. Non è soltanto un effetto scenografico: aiuta a mettere in relazione una risorsa materiale con il lavoro e con la crescita urbana. Per seguire questo filo durante la visita, vale la pena prestare attenzione a come il museo passa dagli oggetti e dai documenti a una rappresentazione dello spazio cittadino.

Persone, immagini e voci oltre la cronologia

Il percorso cambia registro più volte. Presenta l’incoronazione bolognese di Carlo V, ricostruisce una biblioteca privata ottocentesca e comprende una galleria di manifesti pubblicitari del Novecento. Anche le opere esposte attraversano linguaggi diversi: la fonte cita, tra gli altri, dipinti dei Carracci e di Guercino, oltre a opere di Balla, Marinetti, Lucio Fontana e Arturo Martini.

Nella sala «Parlano i Bolognesi» si possono ascoltare testimonianze di cittadini sulla loro città. Alla fine dell’esposizione, la Sala della Cultura ospita dodici busti in terracotta del XVII secolo dedicati a figure femminili importanti per la storia bolognese. Sono due modi differenti di dare spazio alle persone dentro un racconto che potrebbe altrimenti sembrare fatto soltanto di monumenti ed eventi.

Come impostare la deviazione da Malalbergo

Per una visita centrata sul museo, conviene lasciare tempo al percorso completo: la fonte indica almeno due ore per l’esposizione. Un modo concreto per orientarsi è scegliere tre fili da seguire, anziché tentare di ricordare ogni sala:

  • Le origini etrusche e i reperti che aprono il racconto della città.
  • I canali e le attività produttive, osservando come l’installazione traduce la storia in spazio.
  • Le testimonianze e le immagini più recenti, per arrivare alla Bologna contemporanea.

Palazzo Pepoli è anche il cuore di Genus Bononiae, un itinerario che comprende altri luoghi nel centro storico. Se si prosegue a piedi dopo il museo, il punto non è cercare fuori una replica delle sale: è usare ciò che si è appena scoperto per fare domande più precise alla città.

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