Bologna

Dal cortile agli affreschi: il Castello di Bentivoglio

Pubblicato da Bologna · Molinella · 9 giorni fa

Da Molinella, il Castello di Bentivoglio è una deviazione verso Bentivoglio (BO), non una tappa in paese. Vale la pena conoscerlo per un accostamento insolito: una dimora voluta da una delle grandi famiglie bolognesi custodisce dieci affreschi dedicati alla panificazione. Prima di programmare la visita, però, c’è un dato essenziale: la scheda di Castelli Emilia-Romagna lo indica come temporaneamente chiuso.

Una dimora di svago a Ponte Poledrano

La famiglia Bentivoglio fece costruire il castello tra il 1475 e il 1481, quando la località era chiamata Ponte Poledrano. Giovanni II Bentivoglio lo volle come «Domus Jocunditatis»: una residenza destinata allo svago, alla caccia con cani e falconi e alla pesca. Questa funzione aiuta a capire perché l’edificio assomigli più a una dimora di campagna che a una fortezza costruita soprattutto per difendersi.

Il contesto conta quanto il nome dei proprietari. La storia della località è legata al canale Navile, lungo il quale sorgevano edifici fortificati a difesa del confine con i territori del ducato di Ferrara. Il castello racconta dunque un tratto della pianura in cui residenza signorile, acque e assetto del territorio si incontravano.

Un castello pensato anche per il tempo libero, non soltanto per la difesa.

Il cortile e le forme del Rinascimento

La pianta è quadrata; due porticati, finestre ampie e un cortile vasto e luminoso definiscono l’organizzazione degli spazi. Accanto alle stanze c’erano locali di servizio e stalle. Sono elementi concreti per leggere l’edificio: la luce, le aperture e il passaggio tra ambienti di rappresentanza e funzioni pratiche spiegano la sua natura di residenza di campagna.

Anche gli interni avevano corridoi e stanze vivacemente decorati, ma gran parte di quelle decorazioni è andata perduta. La Sala dei Cinque Camini e la Sala del Pane sono le eccezioni ricordate dalle fonti. Per questo il cortile e gli affreschi non sono semplicemente due attrazioni da accostare: mostrano, ciascuno a modo suo, come era concepita la dimora.

Le dieci scene delle «Storie del pane»

Nella Sala del Pane si conserva un ciclo di dieci affreschi di scuola ferrarese, datato al Quattrocento. Le «Storie del pane» seguono le fasi della panificazione dalla semina al banchetto cortese. Il tema non si esaurisce quindi nel prodotto finito: collega il lavoro necessario a ottenerlo alla tavola della dimora signorile.

È una chiave di lettura più precisa del semplice contrasto tra un castello e un alimento quotidiano. Se sarà possibile entrare nella sala, il filo da seguire è la successione dei riquadri: riconoscere dove comincia il racconto e come arriva al banchetto permette di osservare il ciclo come una narrazione, non come una decorazione isolata.

Trasformazioni e possibilità di visita

Il castello non è rimasto immutato. Nel 1817 passò alla famiglia Pizzardi; alla fine dell’Ottocento Alfonso Rubbiani ne curò un restauro che comportò pesanti modifiche. Nel 1945 la torre trecentesca fu fatta saltare durante la ritirata delle truppe tedesche. Sono passaggi da tenere presenti quando si cerca nell’edificio di oggi l’immagine della residenza rinascimentale.

Oggi gli interni ospitano laboratori dell’Istituto di Ricerca Ramazzini e il castello è usato anche per attività culturali comunali. Castelli Emilia-Romagna segnala visite guidate su prenotazione in occasione del Festival di musica da camera, ma indica il luogo come temporaneamente chiuso. Per una deviazione da Molinella motivata soprattutto dagli affreschi, il passo concreto è verificare prima se siano previste visite, come prenotarle e quali spazi siano accessibili, senza dare per scontato l’ingresso neppure nel cortile.

Il Castello di Bentivoglio si comprende seguendo insieme edificio e storia: una residenza per lo svago, un ciclo che porta il pane dalla semina alla tavola e trasformazioni che ne hanno cambiato l’aspetto. La deviazione ha un centro preciso; l’eventuale visita agli interni richiede una verifica preventiva.

Fonti: castelliemiliaromagna.it · storiaememoriadibologna.it

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