
Carlo Magno, da filantropo a piazzista della polizza dei poveri

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha recentemente presentato un'iniziativa sociale chiamata "Scelte Future" al Collegio Carlo Alberto di Torino, sottolineando l'urgenza di affrontare la povertà educativa che colpisce migliaia di bambini piemontesi. Con un reddito familiare sotto i 15 mila euro, questi bambini affrontano sfide significative, e Messina ha esortato a spostare l'attenzione dalle spese militari a investimenti nel futuro dei più giovani. Tuttavia, dietro l'apparente nobiltà del progetto si cela un prodotto finanziario: una Polizza Vita Collettiva di Intesa Sanpaolo Assicurazioni. Questo strumento, che richiede alle famiglie di contribuire con una somma mensile, è sostenuto da fondi della banca e della Compagnia di San Paolo. La comunicazione dell'iniziativa evita termini come "assicurazione", enfatizzando invece valori come educazione e inclusione, trasformando le filiali bancarie in punti di accoglienza per le famiglie. Messina ha scelto Torino non solo per il lancio del progetto, ma anche per rassicurare gli azionisti sulla solidità della banca, mentre si prepara a una sfida significativa come l'Opas su Monte dei Paschi. La questione centrale rimane: è necessario costruire un'iniziativa sociale attorno a un prodotto finanziario, o si tratta di un modo elegante per generare profitti mentre si affrontano le disuguaglianze?
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