
Intervista a Max Pellegrini: l'arte tra visibile e invisibile a Torino

Max Pellegrini è un artista torinese nato il 29 settembre 1945, la cui carriera è stata segnata da un forte legame con la sua città natale. Dopo aver studiato all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e aver conseguito una laurea in Architettura al Politecnico di Torino, ha insegnato Sociologia Urbana e Sociologia dell'Arte. Pellegrini ha intrapreso un percorso artistico ricco e variegato, influenzato da maestri come Bacon, Monet e de Chirico, e ha saputo mescolare tecniche classiche con elementi di surrealismo e pop art, creando opere che oscillano tra il visibile e l'invisibile. Negli anni '80, Pellegrini ha intrattenuto corrispondenze con intellettuali di spicco come Guido Ceronetti e Gianni Vattimo, esplorando temi legati alla verità nell'arte. La sua carriera espositiva è iniziata nel 1965 al Castello del Valentino di Torino, e da allora ha partecipato a numerose mostre, tra cui la Biennale di Venezia nel 1980, 1982 e 2011. Le sue opere sono state esposte in gallerie prestigiose sia in Italia che negli Stati Uniti, con una presenza significativa alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino e all'OGR. Pellegrini ha anche avuto un forte impatto come insegnante, ispirando generazioni di studenti attraverso l'insegnamento del disegno e della pittura. Dopo un periodo di pausa dalla pittura, ha ripreso a creare opere significative, supportato dalla moglie Roberta e dal figlio Enrico, che ha contribuito a promuovere il suo lavoro a livello internazionale. Oggi, il suo patrimonio artistico è custodito in diverse collezioni, tra cui quella della GAM di Torino, continuando a rappresentare un importante capitolo della scena artistica torinese contemporanea.


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