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La polizia in uno Stato democratico: il caso di Genova e la morte di Abderrahim Fakir

Pubblicato da Genova · Genova · 10 giorni fa

La polizia in uno Stato democratico: il caso di Genova e la morte di Abderrahim Fakir

Il ricordo del G8 di Genova e la tragica morte di Abderrahim Fakir hanno riacceso il dibattito sulla polizia italiana, evidenziando una ristrutturazione che sembra allontanarsi dal modello democratico stabilito dalla riforma del 1981. Questa riforma, che ha smilitarizzato la Polizia di Stato e ha riconosciuto ai poliziotti diritti sindacali, rappresentava un passo significativo verso una sicurezza pubblica gestita da professionisti con diritti, piuttosto che da un corpo militarizzato. Tuttavia, oggi si osserva un'inversione di tendenza, con provvedimenti che tendono a ripristinare una struttura di comando rigida e autoritaria. La questione non riguarda solo l'aspetto operativo della polizia, ma anche la sua cultura interna. Un modello organizzativo in cui l'obbedienza prevale sul discernimento rischia di trasformare la polizia in un corpo separato dai cittadini, piuttosto che un servizio pubblico al loro servizio. L'Italia, con le sue forze di polizia a ordinamento militare, rappresenta un'anomalia in Europa, eppure le attuali politiche sembrano rivendicare questa militarizzazione come un valore, ignorando le complicazioni che essa porta in termini di coordinamento e diritti. In questo contesto, è fondamentale non solo investire in risorse e formazione per le forze di polizia, ma anche creare un organismo indipendente che possa garantire una valutazione esterna delle loro operazioni. La sicurezza non dovrebbe essere una questione di propaganda politica, ma una materia di competenza, che richiede un approccio serio e professionale. La narrazione dell'agente eroe, purtroppo, tende a oscurare le reali esigenze dei poliziotti, che necessitano di contratti dignitosi e supporto psicologico, piuttosto che di un'immagine idealizzata. Infine, una polizia concepita come strumento del governo di turno rischia di minare le fondamenta della democrazia. La gestione del dissenso non dovrebbe essere vista come una minaccia, ma come un diritto da proteggere. La trasformazione della piazza in un campo di battaglia, anziché in un luogo di dialogo, rappresenta una grave perdita per la società. È essenziale che la polizia torni a essere un'istituzione al servizio della Repubblica, capace di garantire diritti e sicurezza per tutti i cittadini.

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