
Genova: venticinque anni dopo il G8, riflessioni sul nuovo libro di Lorenzo Guadagnucci

Il libro di Lorenzo Guadagnucci, "Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova", riporta alla luce le ferite e le riflessioni di un evento che ha segnato profondamente la storia recente. A venticinque anni di distanza, il G8 di Genova del 2001 continua a rappresentare un punto di riferimento cruciale per chi ha vissuto quegli eventi e per chi si interroga sulle conseguenze di quel periodo. Guadagnucci riesce a ricomporre i pensieri di molti militanti che, come lui, si sentono in parte ossessionati da ciò che accadde in quelle strade, dove si scontrarono ideali di giustizia sociale e la brutalità della repressione. Genova è vista come un segnalibro smarrito nella narrazione di una generazione che ha cercato di costruire un'alternativa al capitalismo neoliberista. L'autore sottolinea come il movimento dei movimenti, pur non essendo un soggetto unitario, abbia saputo diagnosticare con lucidità le problematiche di una governance globale che si sottraeva a ogni responsabilità. Le rivendicazioni di quel periodo, come la denuncia della finanziarizzazione e la mercificazione dei beni comuni, sono oggi più attuali che mai, evidenziando un deficit democratico che persiste. Tuttavia, la risposta violenta dello Stato durante il G8 ha segnato un cambiamento radicale nel discorso pubblico, spostando l'attenzione dalla giustizia sociale alla sicurezza. Gli eventi di Genova, culminati con la morte di Carlo Giuliani e le violenze alla scuola Diaz, hanno segnato un punto di non ritorno, in cui la repressione ha preso il sopravvento sulle idee. Guadagnucci invita a riflettere su come le diagnosi di allora siano state confermate dai fatti, ma anche su come la capacità di costruire un'alternativa sia stata insufficiente, lasciando spazio a forme di nazionalismo e fascismo che oggi minacciano la coesione sociale. In un contesto attuale dominato da attori privati che controllano le infrastrutture della vita collettiva, il messaggio di Genova diventa un monito. Guadagnucci ci esorta a non dimenticare quel periodo, a riprendere la direzione smarrita e a rinnovare l'impegno per una sovranità democratica e redistributiva, affinché le lotte di ieri possano ispirare quelle di oggi.


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